01 — IL PROGETTO

Il quartiere PEEP
si eleva sopra sé stesso

Cos'è Monorotaia Fossolo

Monorotaia Fossolo è un concept personale e indipendente. Il progetto, il tracciato e i servizi qui descritti sono frutto di una visione immaginaria e non rappresentano un'iniziativa ufficiale.

Nessun ente pubblico, azienda di trasporto o amministrazione è coinvolto: quello che segue è un esercizio di progettazione — un modo per immaginare cosa sarebbe potuto essere Fossolo se l'utopia infrastrutturale degli anni '70 avesse trovato compimento.

Contesto urbanistico

Fossolo nasce nel 1967 dal comparto ex piano PEEP (Legge 167/1962), concepito dall'assessore Giuseppe Campos Venuti. Monorotaia Fossolo reinterpreta in chiave futurista, metabolista e tardo-modernista la tradizione urbanistica bolognese.

Il progetto eleva la “separazione dei flussi” originaria — auto e pedoni — introducendo un terzo livello di mobilità aerea integrata, a zero impatto al suolo.

Due anime, un anello

Fossolo 1 (viale Felsina, polo commerciale nord-ovest) e Fossolo 2 (via Bombicci / viale Lincoln, polo commerciale sud-est, al confine con Savena) sono i due poli di vicinato storicamente distinti del quartiere.

Il tracciato dell'anello li collega entrambi direttamente alla linea, per la prima volta uniti da un unico circuito sospeso.

La filosofia: elevare, non separare

Il PEEP di Fossolo nasce da un'idea radicale per il suo tempo: separare i flussi carrabili da quelli pedonali, restituire il suolo alla comunità. Cinquant'anni dopo, quell'idea è rimasta incompiuta — auto e pedoni continuano a contendersi lo stesso piano. Monorotaia Fossolo la porta a compimento nell'unico modo coerente: aggiungendo un terzo livello, sospeso, che non compete né con la strada né con il marciapiede.

Non è una metropolitana né un tram: è un'infrastruttura che non tocca terra. Piloni puntiformi al posto di trincee, stazioni che si posano sui lastrici solari esistenti invece di scavare gallerie. Il quartiere resta intatto sotto la guidovia — il progetto si costruisce sopra la città, non al suo posto.

Lo stile: utopia degli anni '70

Il linguaggio architettonico guarda ai grandi progetti di trasporto visionari degli anni '60-'70 — dal metabolismo giapponese ai piani per monorotaie mai realizzati nelle città europee — e li innesta sul béton brut già presente nel PEEP bolognese. Cemento armato a vista con venature delle casseforme lignee, nessun rivestimento a nascondere la struttura: il materiale è onesto, dichiara il proprio peso e il proprio metodo costruttivo.

Dove il grezzo lascia spazio al dettaglio, entra il vocabolario pop-industrial dell'epoca: sedute in vetroresina stampata, tabelloni orari tipografici, infissi in acciaio verniciato Rosso Scuro Bologna. Un'estetica ottimista, che crede nella tecnologia come promessa collettiva — non nostalgica, ma proiettata in avanti come lo era negli anni in cui Fossolo stesso venne immaginato.

IDENTITÀ VISIVA

Monogramma MF a stelo condiviso: la gamba destra della M prosegue senza interruzione nello stelo della F. Tratto pieno, angoli a squadra vivi, registro Helvetica/Futura. Rosso Scuro Bologna #8A1C24 su costoloni, infissi, livrea treni e segnaletica. Nelle stazioni il logo è impresso in bassorilievo diretto nel cemento armato grezzo.